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LA REGINA DEGLI SCACCHI  

 

Regia: Claudia Florio

Soggetto e sceneggiatura: Claudia Florio

Scenografia: Bruno Cesari

Fotografia: Luciano Tovoli

Musiche: Luis Bacalov

Montaggio: Alessio Mazzoni

Costumi: Lia Francesca Morandini

Produzione: Arcipelago Cinema

Distribuzione:Làntia Cinema & Audiovisivi

  

Come afferma la stessa regista, La regina degli scacchi è «una storia che, pur ispirandosi alla realtà, è una narrazione di intrecci vigorosi, come in un romanzo di altri tempi». Carlo Lizzani, presente alla prima, ha parlato di un bel film che richiama alla mente i migliori thriller psicologici americani.

Ambientato ad Ancona e dintorni, la pellicola esplora la fragile psicologia di una giovane campionessa di scacchi. Una brava Barbara Bobulova (vista nel Principe di Homburg e nell’esordio cinematografico di Muccino Ecco fatto, più nota al pubblico televisivo per il recentissimo La guerra è finita) interpreta il ruolo di Maria Adele, sensibile diciassettenne con un padre affettuoso, una madre persa da poco, ed un’infanzia oscura e tormentata che le tortura l’inconscio. Negli scacchi trasferisce tutti gli ostacoli che non riesce ad affrontare nella vita reale, e come su una scacchiera il film tenta di procedere verso la soluzione finale oscillando tra l’impegno sociale, il giallo e la poesia.

Girata tre anni fa la pellicola esce solo ora ed in poche sale (il tragico problema della rete di distribuzione italiana).  I nomi che valgono ci sono: il premio oscar Luis Bacalov alle musiche, l’eccezionale Toni Bertorelli (sempre presenti nei migliori lavori italiani, compreso l’ultimissimo L’ora di religione), Bruno Cesari alla scenografia (gran lavoro con il Bertolucci de L’Ultimo Imperatore e ne Il Talento di Mr. Ripley di Minghella).

Il film, inoltre, si sobbarca la responsabilità di tirare in ballo temi forti e delicati (pedofilia e infanticidio): lo fa con attenzione, premura, assenza di retorica, ottimi dialoghi, ma manca un sguardo personale costantemente presente. Non tutto fila, e gli alti e bassi scandiscono il tempo. C’è l’abilità di raccontare ma manca un vero talento visivo, il vero cinema. La regista Claudia Florio è al suo terzo lungometraggio dopo Il gioco e Occhi miei: un talento che si sa difendere, che non dispiace ma neanche affascina, e che in fin dei conti è più efficace nella sceneggiatura che nella regia.

Antonello Schioppa