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JOE R. LANSDALE: IN UN TEMPO FREDDO E OSCURO(Einaudi, pp. 232, € 13,80; traduzione di Luca Conti e Luisa Piussi)
 

Lansdale

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La premessa non è delle migliori, me ne rendo conto. Tutta, proprio TUTTA  la roba più recente di Joe R. Lansdale, indirizzata ad un pubblico di ragazzini o signore di mezza età (le stesse che vanno in deliquio per l’Ammaniti di Io non ho paura) fa onestamente schifo. Dentro La Sottile linea scura, Tramonto e polvere e Capitani oltraggiosi la ricetta non cambia: calcolo, mestiere, buoni sentimenti, aria fritta venduta ai polli un tanto al chilo. Neanche l’ombra dell’anima caustica che aveva arroventato le pagine de La Notte del Drive-in o Fiamma fredda. Ve lo dice uno che ha regalato pacchi di Lansdale ai suoi amici (i due titoli succitati, più l’antologia Maneggiare con cura edita qualche anno fa da Fanucci), quindi potete fidarvi.

   Ho dunque guardato con sospetto l’arrivo in libreria di questa raccolta di racconti “interamente inedita in Italia”. Copertina ignobile, paroloni sparati in quarta (“L’antologia definitiva”). Un altro bidone dello scrittore texano?

   Le quasi tre paginette di introduzione non chiariscono più di tanto il senso dell’operazione. L’autore scrive che da noi i suoi libri e la sua persona sono stati accolti con affetto, che in Italia il cibo è davvero speciale e bla-bla-bla-bla-bla...Ok, furbastro, Ok! Non vorrei darti del bollito così su due piedi, perciò penso sia meglio tuffarsi nelle storie, tredici in tutto.

   Il Coniglio bianco è un’allucinazione ambientata al Cairo e ispirata dal classico Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll: la storia, scritta nel 1981, è quella di Wally Carpenter, archeologo insonne che si ritrova a vagare senza meta nella Città dei Morti e incappa in una creatura tanto bizzarra quanto minacciosa (il coniglio del titolo, alto un metro e ottanta e dotato di favella). L’impianto regge, soprattutto nel crescendo iniziale, la fine (cazzo!) risulta piuttosto prevedibile. Con La Notte di San Valentino la qualità ha un’impennata niente male: Morley, classico esemplare di pezzo di merda potente, crudele e mentalmente disturbato, sequestra l’amante della moglie e ha intenzione di darlo in pasto ad un feroce dobermann. Tensione alta, un po’ di splatter, finale scontato ma in fin dei conti accettabile.  Il Cane dei pompieri è una parentesi comica datata 2003: comincia e finisce senza colpo ferire. È amore, ve lo dico io potrebbero averlo scritto senza sforzo alcuno finanche Isabella Santacroce e Melissa P. (a quattro mani, eh, mica da sole!), mentre Un lavoro come tanti e Bob il dinosauro va a Disneyland sono puri esercizi di stile in zona short story.

   Sto per scaraventare questa antologia fuori dalla finestra. Alzo la tapparella, mi sento depresso, defraudato, incazzato nero. Poi qualcosa si salva (in nome dei 13,80 € sborsati???). Carino Da mani bizzarre. Più che discreto, quasi superlativo Fatti relativi al ritrovamento di un paginone di nudo in un romanzo Harmony. Ecco il Lansdale dei lati oscuri della provincia americana, il cantore dei reietti, lo scrittore che conoscevamo e apprezzavamo una volta. Due racconti veri in un lotto di stronzate: poco, molto poco, accidenti. Imperdonabile. Se questa rivista avesse le pagelle, il voto sarebbe un cinque secco. A voler essere buoni, si capisce.

 

(J.R.D.)