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DAVID PEACE: GB84 (Marco Tropea Editore, pp. 474, € 16,00; traduzione di Marco Pensante) |
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“Di nuovo tutti a bordo. Lo Sciopero dei portuali era fallito. I negoziati con la Commissione sospesi. La signora Thatcher e il suo Governo di nuovo all’attacco. I minatori il nemico interno della Gran Bretagna.”
Tra il 1972 e il 1974 il tenace sindacato dei minatori seppe tenere testa alla politica dei conservatori, al punto che gli scioperi di questi anni offrirono un contributo rilevante alla caduta del governo di Edward Heath. Negli anni '80, l'industria britannica del carbone risulta, insieme a quella della Germania ovest, la più importante all’interno della CEE, ma il ritorno in grande stile dei conservatori all'opposizione sotto la guida della Lady di Ferro Margaret Thatcher riapre vecchie ferite: il rapporto confidenziale Ridley individua nell'esistenza di un ampio settore pubblico e nazionalizzato, nel quale i lavoratori sono molto ben organizzati, il principale problema politico-economico che un nuovo governo conservatore ha il dovere di contrastare. Nella lista dei potenziali oppositori ai conservatori si trovano i lavoratori della nazionalizzata British Leyland, i ferrovieri, gli addetti al servizio delle acque e i minatori. Sul piano strettamente economico il rapporto Ridley prevede di obbligare il settore pubblico a un trattamento speciale attraverso la liquidazione di quelle aziende nazionalizzate che non danno garanzia di profitti e aprendo al capitale privato quelle che rendono. La tattica tracciata presume un vasto programma di chiusura di unità produttive nei settori della siderurgia, delle ferrovie e del carbone, di privatizzare il monopolio statale nei settori in espansione come le telecomunicazioni, di stabilire un sistema composito pubblico-privato nella sanità, tra ospedali, municipalità e società private. All’interno dello stesso rapporto si trovano indicazioni precise sul bisogno di accrescere le eventualità di intervento poliziesco e di concedere agli organi giudiziari poteri adeguati a dichiarare illegittima ogni risposta di lotta. 12 marzo 1984: dallo Yorkshire del sud ha inizio il grande sciopero dei minatori, dopo che Ian McGregor, uomo d’affari divenuto presidente dell'Ufficio Nazionale del Carbone (NCB) ha annunciato la chiusura di 20 pozzi nell'anno successivo e la perdita di 20.000 posti di lavoro, compensati da aumenti salariali del 5,2%. McGregor vuole tagliare le sovvenzioni all'industria mineraria, chiudere i pozzi che non rendono, convogliare gli investimenti verso nuovi "super-pozzi" da rivendere in un secondo momento all'industria petrolifera. È questo lo scenario in cui si muovono i personaggi veri e immaginari di GB84, l’ultimo romanzo di David Peace apparso in Inghilterra nel 2004 (ovvero venti anni dopo i fatti narrati) e ora ottimamente tradotto in italiano da Marco Pensante per l’editore Tropea. Un libro lacerante e rigoroso, ulteriore conferma delle qualità di questo scrittore rivelatosi con il ‘Red Riding Quartet’, ciclo di romanzi (1974, 1977, 1980, 1983) incentrato sulle gesta dello Squartatore dello Yorkshire. Disagio. Pressioni sociali. Vicende umane di lotta (140.000 lavoratori coinvolti insieme alle loro famiglie). Diritti schiacciati dalla nera signora Thatcher. E violenza (della polizia, di chi per spezzare lo sciopero manipola gli organi di informazione). Da un lato del ring c’è il Coal Board, dall’altro Arthur Scargill, ribattezzato lo Stalin dello Yorkshire. Una marcia di speranza che si trasforma in una marcia funebre. Una sconfitta cocente dalla portata spaventosa (oggi, nell’Inghilterra di Tony Blair non esiste un diritto di sciopero ben tutelato e chiedersi cosa sia il New Labour del nuovo millennio è un po’ come cercare comunisti nell’attuale governo italiano). Nelle pagine di GB84 la storia dell’ultima guerra civile inglese, dell’ultima azione significativa della sinistra britannica propriamente detta, evoca ricordi (Natale dell’84: il mondo guarda al Band Aid messo in piedi da Bob Geldof, Paul Weller e Billy Bragg suonano a sostegno della causa dei minatori), scoperchia una rabbia, un senso di indignazione che dovrebbero appartenerci ancora, incontra Orwell e l’Èmile Zola di Germinal al ritmo di un thriller mozzafiato. Nero e classico al tempo stesso, documentato come un saggio storico (oltre a raccogliere informazioni attraverso libri, giornali e siti internet, Peace ha trascorso lunghi mesi intervistando personalmente minatori e organizzatori dello sciopero). La trama? Non siate pigri, per favore. Non questa volta. Di fronte ad un libro del genere sarebbe indecente da parte del recensore e imperdonabile per il lettore. Cercate questo libro, prendetevi un po’ di tempo per leggerlo tutto d’un fiato, lasciatevi attraversare dalle molteplici voci che lo abitano. Capirete perché David Peace è un autore di oggetti narrativi maledettamente importanti. Capirete perché, oltre all’incanto, dovremmo chiedere alla prosa roba come questa (o, per fare un esempio made in Italy, come Gomorra di Roberto Saviano) e sfanculare senza rimorso alcuno il 99% dei titoli in classifica. Nino G. D’Attis |
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