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CCFM: Effetto Tindall (Autoprodotto)

 

Il direttore mi passa uno di questi dischetti che arrivano in redazione. Mi dice che CCFM: Effetto Tindallsecondo lui questi ragazzi romani dal nome strano qualcosa da dire ce l’hanno. Romani? Mmmh. Faccio presente che Chaos/Order a parte non è che ci siamo imbattuti in situazioni particolarmente interessanti negli ultimi tempi. Non dalla scena capitolina, intendo, dove molti suonatori sono ancora mentalmente fermi a Pastorius (conato), agli Spyro Gyra e ai Genesis (doppio conato), agli Yes, ai Jethro Tull e alla Locanda delle Fate (triplo conato, portatemi un secchio, please!). Onanismo abbondantemente tracimato nella psicopatologia. Lecito tentennare, non so se mi spiego. Però il ciddì autoprodotto, copertina severa/bruttarella stile ECM Records lo prendo, me lo porto a casa, lo infilo nel lettore, mi fiondo sul sito ufficiale per documentarmi un minimo (e siccome alle superiori avevo sempre 4 fisso in fisica, vi sparo fin da subito che l’effetto Tindall ha a che fare col principio di diffusione della luce in una cella ottica).

   CCFM: sigla che sta per Circolo Culturale Federico Magnani (chi è/era costui? Mistero). Si formano nel 1996, cominciano con le covers di Area, Zappa, Pfm e King Crimson, poi si mettono finalmente a scrivere roba loro. Molta attività live che serve sempre a farsi le ossa, conoscere fighe, eventualmente fumare quel che c’è, quindi le sedute di registrazione per questi sei brani di debutto nel marzo dell’anno 2003. Nella formazione attuale i CCFM sono in sette: Federico Feliciani: voce recitante (si ascolta solo in Aria antica); Alessandro Giuliani: clarinetto; Michele Leiss di Leimburg: sassofoni; Giuseppe Pittalis: chitarra; Lorenzo Gentile: piano; Antonio Veredice: basso; Umberto Spiniello: batteria.

   Prima sorpresa: un encomiabile senso della misura. Contrariamente alle aspettative, i ragazzi non sembrano tanto stupidi da calcare troppo la mano sul purgatorio Keith Tippett, Brand X, Centipede, Weather Report, Al Di Meola (riportatemi il secchio). Hanno masticato il Canterbury sound e consumato dischi come Heavy Weather, Procession, poi anche In the court of the Crimson King e l’opera omnia dei Perigeo di Franco D'andrea, suppongo. Sanno tuttavia che l’abuso di cambi di tempo nella ritmica, l’utilizzo di tempi dispari, sovrastrutturazioni, arrangiamenti ridondanti, toni epici/celebrativi non è che faccia la felicità di un ascoltatore schizoide del 21° secolo. Non la mia, almeno. Il risultato è che Effetto Tindall non sarà un disco con grossi picchi che spaccano, ma di sicuro neanche un’operina che passa inosservata tra tanta mediocrità (non starò diventando buono?). Non è freddo, passivamente scopiazzato, catacombale. Vive invece di accordi spaziosi di piano elettrico (oh, Lorenzo Gentile, dimmi che almeno una volta nella tua vita hai pianto di commozione ascoltando  The Complete in a silent way sessions di Miles), sottili virate su tempi funky, qualche assolo di sax di stampo coltraniano, specialmente in una title-track dalle derive free che qualche brivido nelle pudenda lo elargisce senza tanti complimenti. Si regge su un linguaggio musicale che non disdegna sguardi curiosi alla canzone popolare del bacino mediterraneo (l’iniziale Giugno, 2’ e 48” freschi e luminosi, poi la già citata Aria antica). Sguardi non scontati, tanto da elevare la valutazione complessiva del disco. Più jazz che rock (vivaddio!), con l’elemento fusion, i retaggi easy, il pacco vuoto da supermercato tenuti prudentemente al guinzaglio. E (that’s incredible!) sono romani.

 

(J.R.D.)

Sul web: www.ccfmweb.net

per contattarli: C_C_F_M_@yahoogroups.com


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