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MONTEZUMA AIRBAG YOUR PARDON di Nino G. D'Attis

In libreria

Montezuma airbag your pardon,
il primo romanzo di Nino G. D'Attis nella collana MarsilioX

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EDITORIALE

“I watched my life in a trance
And the people around me
Seemed so glad to be here."
(New Order, Truth)


Stai fissando un muro da circa dieci minuti.
Sul muro c’è scritto con della vernice nera: NOT IN LOVE. NOT ENOUGH.
Le persone lasciano tracce del loro passaggio in qualche posto. Alcune frasi sono idiote, infantili. Altre suonano come un grido disperato.
Ora stai pensando all’espressione: “Parlare ai muri.”
Significa che sei solo, che non c’è nessuno in ascolto. Puoi avere un essere umano davanti a te, gli stai parlando, eppure le tue parole gli rimbalzano addosso. Ciò che senti dentro di te, ciò che stai cercando di comunicare, per l’altro non è importante.
Stai fissando un muro da quindici minuti abbondanti.
Sul muro non c’è niente, e tu ti senti sempre peggio.
Potresti riempire la parete di fotografie, oppure mettere su un disco, alzare il volume al massimo e riempire un po’ la stanza.
Stai sprofondando.
Vivi in un’epoca fatta di cose che affondano, e i sentimenti non hanno il salvagente quando parte il riassunto della scorsa, movimentatissima puntata.
Vivi in un mondo di rette parallele che non si incontrano mai, perennemente indecise sul da farsi, incapaci di prendersi cura di se stesse.
Roma, sessanta anni dopo la fine della prima era fascista: le istantanee scattate al Campidoglio mostrano una folla che esegue il saluto romano. E fumogeni, bandiere con la croce celtica per le strade, cortei esultanti.
Oublier, oublier, oublier…
Fino all’oblio, alla potatura, al rimpicciolimento o al ritocco dell'informazione di partenza in maniera qualitativamente diversa dall'originale.
Sex appeal del marginale, seduzione dell’imbecillità veicolata attraverso i contenitori catodici di mostri di Maria De Filippi.
Poi dici indifferenza, e l’indifferenza è una patologia del presente, il contagio trova forza nella routine.
Stai fissando quel cazzo di muro da un’eternità.
È tardi per tutto, persino per spiegare alla persona che hai di fronte che ne hai abbastanza di sentirti ripetere che ogni cosa è esattamente al suo posto.


 




La Redazione

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