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Z Z Z Racconto di Davide Catallo

 

Fu un bel giorno quel giorno e quella sera una serata come un’altra. Ero a casa e me ne stavo comodamente seduto sulla mia poltrona preferita. leggevo. Silenzio intorno a me. Venti gelidi e fracassosi percorrevano il mio corpo e la mente vagava indisturbata laddove si mendica un futuro. “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa” di J.T.Leroy è un gran libro. Dicevo, leggevo con gaudio, quando dal nulla un rumore assordante ruppe l’equilibrio...ZZZ...ZZZ...ZZZ. Era una mosca. Solitamente sono un tipo tollerante, feci finta di nulla e ripresi tranquillamente la mia lettura e dopo qualche istante della mosca non v’era più traccia. Ma durò poco, neanche il tempo di completare una pagina che di nuovo...ZZZ...ZZZ...ZZZ. Cercai stoicamente di farmi i fatti miei malgrado l’ospite non gradito, ma niente, lo...ZZZ...ZZZ...incalzò imperterrito, la sua presenza incominciava ad infastidirmi e per di più non capivo neppure la sua lingua, altrimenti non so, avrei cercato la conversazione e spiegato le mie ragioni, sono un tipo educato io. ZZZ...ZZZ...ZZZ...ZZZ...ZZZ...ero quasi al limite, la implorai persino di smettere, mi inginocchiai e dissi: “Farò tutto quello che vuoi ma ti prego lasciami vivere”, nulla, la risposta fu la solita...ZZZ...ZZZ...ZZZ. Scoppiai, presi ormai spossato dai nervi il primo numero degli Ultimetes e come se anch’io fossi un superumano iniziai ad inseguirla per tutta casa gridandole addosso...”Brutta stronza di una mosca, ebete di un insetto, escreato essere immondo”...ZZZ...ZZZ...ZZZ...”se ti prendo io ti, ti, cazzo devono ancora inventarla un’azione tanto crudele da non sfigurare al tuo cospetto”. Per mezz’ora gli corsi dietro in preda alla disperazione e continuando ad insultarla...”escremento del culo di Hitler, errato refuso della natura, troia, ti staccherei quelle tue belle alette ad una ad una per poi dare una gran festa in gioia alla tua morte”, ma ancora...ZZZ...ZZZ...ZZZ.

Dopo un’ora i miei vani tentativi di cattura erano miseramente falliti, ero ormai rassegnato, essa continuava a ronzarmi attorno, cosicché, ormai sfinito e ritrovatomi al centro della stanza feci quello che un uomo in questi casi non deve mai fare. Con il residuo delle mie ultime forze, spalancai la bocca fin su per il naso e lanciai un grido disperato di un’intensità inimmaginabile:

 

Ahhhhhhhhhhh!!

 

Terminato l’urlo ed ormai esaurito, misteriosamente non sentii più nulla e come d’incanto essa era scomparsa. In quel momento credetti per la prima volta nella mia vita all’esistenza di Dio. In realtà, presto ravvedutomi, supposi che essa fosse uscita dalla finestra che provvidenzialmente avevo lasciato aperta. Non tornai più a leggere e lentamente tutto tornò alla normalità. Trascorsi qualche minuto sul balcone respirando musica e bevendo lo squinzano del mio discount, guardai anche alcune formiche sul davanzale, marionette pilotate da chissà chi o che cosa. Intorno alla mezzanotte andai a letto e lesso com’ero mi addormentai all’istante.

Sprofondato tra i seni morbidi ed accoglienti della notte, non so bene a che ora e durante quale incubo, udii nuovamente uno...ZZZ...ZZZ. Mi svegliai di colpo, pensai che forse l’avevo sognata ed invece nel mentre mi ricoricavo...ZZZ...ZZZ...ZZZ...”Cazzo è tornata” esclamai, ero sicuro di essere sveglio, TERRORE, trasudavo. Mi alzai di scatto, accesi la luce ma non c’era, non la vedevo, sembrava invisibile eppure la sentivo...ZZZ...ZZZ...ZZZ. Cercai a lungo in tutte le stanze ma non riuscii a trovarla, essa mi perseguitava...ZZZ...ZZZ...ZZZ. Di fatto m’isolai in cucina, essa c’era...ZZZ...ZZZ...era lì lo sapevo, avevo chiuso porte e finestre ma ancora non riuscivo a vederla...ZZZ...ZZZ...ZZZ. Fu proprio in cucina, in uno dei pochi momenti lucidi di quella sciagurata giornata che capii tutto, ogni cosa. Durante il grido di qualche ora prima...

 

!!hhhhhhhhhhhA

 

...Quella maledetta si era intrufolata attraverso la MIA bocca, all’interno del MIO corpo, essa era in me, era nel mio stomaco ed è lì che indisturbata mi ronzava dentro.

 

SPUDORATAA!!

 

A quel punto il candido lenzuolo della follia mi aveva completamente avvolto e feci quello che un uomo in questi casi deve fare. Impugnai un coltello da carne poggiato sul tavolo e senza esitare mi squarciai la pancia nella speranza di ucciderla. Nessun dolore, solo il piacere di eliminare un problema. Morii in una pozza di sangue qualche secondo dopo e non sentii più il mio...ZZZ...ZZZ...ZZZ.

Quell’idiota del commissario parlò di suicidio, senza sapere invece che fui assassinato da una mosca.